lunedì 12 ottobre 2009

due anni e mezzo dopo...




un luogo diverso,
una serata diversa,
lo stesso delirio disorganizzato...

to be continued...

lunedì 13 luglio 2009

Girotondo di Marinaio...




Gira...
gira intorno al tavolo...
girotodondo di "stai composto", di "scrivi bene"...

gira...
gira il maggiolone rosso...
gira sulle tue ginocchia a far luce di legna calda e buona,
di vita vissuta, di ruga segnata e disegnata...



gira...
gira Marinaio...
gira sulle Onde dei tuoi Occhi chiari...

gira a lasciar fuori bestemmie da una chiesa
la tua - solo - Notte di Natale...

gira nell'aria pesante di un'Estate che t'e' mancata tanto...
gira, che l'Angelo poi l'ho visto, anch'io...in una Lacrima...


gira...
in giro di una Vita che ti porto dentro...



...a un Marinaio...


13/7/1998 - 13/7/2009



P.S. Ti ci porto ancora, in montagna...
e, anche stavolta, guido io...







(...) occhi annacquati dalla pioggia della vita (...)
quelli che tornano in chiesa, lasciano fuori bestemmie,
e fanno pace con Dio...(...)

I vecchi
C. Baglioni
1981


venerdì 3 luglio 2009

...buon compleanno...



Sono nato alle 9:30, una mattina di luglio, sotto il segno del cancro ed un caldo infernale,
dove la terra è piatta e odora di sudore del lavoro della campagna;
mi piace pensare d’essere stato concepito sul sedile d’un’auto,
in una notte di ottobre in cui il cielo bestemmiava tuoni contro la maledizione,
come in un ossessivo rito ancestrale...



ho imparato a sognare seduto sulle gambe di mio nonno ascoltando lontane storie impossibili davanti ad un grande camino sempre acceso,
correndo in mezzo ad un cortile buono per prendere a calci un pallone
ed appiattendomi sempre più a terra per vedere com’e’ lo sguardo di un soldatino...


ho iniziato a sospendere un piede davanti all’altro su una montagna, dove c’era un prete con le mani forti e buone, dove sorridevo incosciente appoggiato al serbatoio di un vecchio Guzzi Falcone,
e dove c’era un locomotore meraviglioso, da farci il tuo primo giro del mondo...



ho imparato ad amare mia madre ragazzina quando la guardavo dormire all’alba,
stanca di turni di lavoro improbabili,
e mi piaceva portarle una carezza nel letto, di nascosto,
come di un nascosto improbabile può un ragazzino...



ho appreso l’amicizia aspettando tutte le mattine un bambino biondo dietro alla porta a vetri di una scuola,
e capito che il mondo è pieno di colori, suoni e profumi, in piedi, sul motorino blu che guidava mio fratello,
e ancora visto che c’e’ un mondo infelice quando, per mano, mia madre m’ha portato a vedere lo sguardo perso di chi era in fila per prendere il metadone...


ho sentito danzare il cuore sulla tastiera di Ray Charles e nella voce di Mahalia Jackson,
con un albero di Natale pieno di palle che illuminavano un presepe di neve e torrenti,
in cui le statuine avevano il volto onesto di chi conosce la terra...

ho compreso che la Vita ti può prendere a calci in culo quando ho visto una bambina più piccola di me non riuscire a parlare per tutto il grande dolore in quel piccolo cuore,
e imparato a commuovermi vedendola allungare le braccia intorno al mio collo
e sorridermi con gli occhi dolci e tristi per poi addormentarsi con la testa sul mio petto...

ho intuito cos’è innamorarsi appoggiato al calore delle labbra su di una panchina di un cinema all’aperto,
scoperto la passione su una spiaggia, sotto le cosce di una donna più grande di me e sotto il cielo più profumato che io ricordi,
e la sensualità arrotolando ad un dito il reggicalze nero di una ragazza dai capelli ricci e biondi e con gli occhi azzurri di un mattino di marzo...
E poi - poi - ho sudato sulla pelle che le storie finiscono quando ha inizio l’angosciosa litania di perdersi...

Ho conosciuto la fatica quando mi si è schiantato un Sogno lungo una mia piccola vita,
avvertito che rumore fa l’Anima che si frantuma quando ho visto dissolversi una figlia come rugiada,
com’è la morte che arriva, quando ho osservato la sofferenza di un Marinaio senza più fiato nei polmoni...
ma anche che sguardo ha la più bella serenità sotto il tepore del mio Sole che rideva e gonfiava il cuore, una mattina di settembre...


porto al collo un ciondolo d’argento che mi ha regalato d’estate, al tramonto, uno strano personaggio sui bastioni di un castello bretone in mezzo all’Oceanomare,



ed ho tatuato su una spalla una Runa che è tutta una vita,
e che è - e sarà - una vita non solo mia...


Ho riconosciuto le Cose della Vita,
e mi sono convinto che per essere tali devono essere sincere come un bicchiere di Vino,
buono da sentirci dentro qualcosa che hai dentro,
corposo come qualcosa che ha infinito corpo in te,
profumato come il miglior sentire dell’aria che riesci a percepire una mattina di primavera...


non ho ancora, invece, compreso, come raccontare quel qualcosa che hai fra l’Anima e lo stomaco,
perché non sono riuscito mai, e non riesco mai, a razionalizzarlo di parole,
e devo cercarlo nell’aria, come tentar di prendere una delle mille, diverse, lucciole che hai davanti agli occhi, che non conosci, ma che senti vibrare come te, meglio di te, come l’esatto gemello del tuo pensiero…

ho mandato a memoria alcune semplici regole,
come l’intransigenza verso me stesso e le mie semplici regole,
che ti devi fidare dell’Istinto,
che l’odore del pane appena cotto e che una buona musica nell’anima valgono più di milioni di ore di stupide lezioni,
e che un’Amico è nulla rispetto a sé stessi,
ma che ognuno di noi è molto, troppo povero senza un’Amico…




ho capito che amo stare sulla mia motocicletta,
perché mi fa pensare, mi fa sognare di libertà, e mi fa stare solo con me stesso,
e quando sai star bene con te stesso riesci ad amare un po’ di più la vita...


credo che esista un Fato o chissà Chi,
e che sia giusto credere se ti senti di credere
ed amo l’istinto pagano di coloro che han fede in sé stessi,
l’odore della pioggia d’estate schiantarsi sulle strade roventi,
la mia tazza colma di caffè non troppo bollente per svegliarmi la giornata,
e la gioia di regalare una fotografia di ieri...

ho imparato che i colori buoni sono quelli dei fiori, del mare e dei Sogni,
e che sono ancora più buoni se li mischi insieme,
che restano sempre veri, emozionano e non sbattono...

Ho capito che ci sono idee, cose, parole, scritti che sarebbe meglio disegnare subito,
alla prima buona occasione,
perché un giorno sarà tardi,
sarà troppo tardi per sé stessi, per tutto e per tutti,
ma non puoi fottere il Destino...



amen













(...) - (...) - (...)






(suono di tamburi, 4 luglio 1972)

mercoledì 17 giugno 2009

...impressioni...


…stanco
Roma di notte profuma di fiori e t’invade il rumore sordo del Tevere che ti scorre dentro come l’ultimo concerto


…deluso
ho raccolto decine e centinaia e migliaia di Sogni da fare lassù

…arrabbiato
mi ostino disordinatamente a mettere ordine ai miei pensieri

…spossato
quasi un anno alle porte, e di questo ho un piccolo, eterno, solco bianco fra la barba
- e una memoria tutta sua -

…stremato
mi manca indefinitamente l’odore della tramontana dei primi giorni di Febbraio

…avvilito
è incredibilmente bello sentire Riccardo, una sera di giugno, che ti riempie il cuore



…sconfortato
difficile che capiti, ma occorrerebbe arrivare fino alla fine, in rincorsa da ieri, e senza fiato

…sfiancato
incatenarsi alla sella della moto, e spingere, spingere, per vedere di mandarla a memoria


devo legare tutte queste impressioni disperate, insieme…



The cold has a voice
It talks to me
Stillborn, by choice
It airs no need to hold
Stay on these roads
We shall meet, I know
a-ha
Stay on these roads - 1988 -

martedì 12 maggio 2009

Alguien le dice al Tango


È un giorno di noia e credo di aver bisogno di un po’ di attimi di Vita...
mi vesto e salgo sul Bonneville...
appena esco dal cancello mi sistemo sulla sella,

percepisco il mio aggrapparmi al manubrio, alle manopole come...


come...l’avvicino, riflesso il mio sguardo nel suo,

il viso contratto, la mascella si serra sempre più...
alza le sue braccia come ali di farfalla, delicata, leggera, ad invitarmi in un abbraccio...
scivola la mia mano lungo la sua schiena, fino a quel punto in cui,
a bilanciare le altre due mani impegnate l’una nell’altra,
tutto è equilibrio,
e tutto diventa marca,
che un luogo comune la vuole un modo di segnare,

di segnalare un tempo, un passo, una costrizione,
ma che è un favoloso contatto, stretto in un’abbraccio,
a cui non puoi rinunciare se non vuoi perdere l’attimo divino di comunicare l’anima con il tuo corpo...




arrivo su quella strada, un po’ infame,
ma aperta a quegli attimi di libertà che mi sto per concedere...
sento la stretta della mano sinistra venir meno sulla leva della frizione,
ed il polso destro suonare all’unisono con i giri del motore...


i visi assumono ancora piu’ contrazione, se possibile,
in un delirio di concentrazione, di ascolto,
di desiderio di sentirsi, di lasciarsi trascinare dalla musica e,
ancora di piu’,
dalla musica per come la riusciamo a sentire soltanto noi due,
in quell’esatta interminabile essenza...
è solo una salida, ma si sente dentro tutta l’energia possibile,
tutta la sensazione di essere su qugli otto passi,
così semplici eppure così diversi per ogni uomo,
per ogni donna,
per ogni irripetibile coppia...
Mi sento costretto in quel giro convulso,

e perdo la mia ultima goccia di razionalità in quella salida quaranta,
con nel cuore, la voce, i movimenti e, soprattutto, lo sguardo di Victor Convalia
che mi costringe a riprovarla, a riproporla a modo mio,
creandone una tanto uguale quanto unica,
come quando lo vedo abbracciato a Carmen Aguiar,
e mi sembra che

il Tango sia ancora più poesia...




Ormai sono in quinta piena,ma non ho molta velocità,

non amo mai perdermi frammenti di percezioni di tutte le cose che posso trovarmi davanti al cuore, neppure quella morbida curva che ondeggiando...

...mi ricordo che la bellezza del Tango sono le gambe della Donna,
il loro incessante rincorrere un’idea che è solo mia

e che devo solamente trovare il modo di far sentire spostando l’anima all’interno del mio corpo,

in modo che lei possa partecipare di quell’idea e di quella mia piccola follia...
faticoso sentire l’allontanarsi della pelle e di tutto quel calore,
eretto davanti a lei, davanti ad un ocho, ed un altro, ed un altro ancora

in una danza rituale di emozioni che tutti respirano, ma che solo in due vivono...
e viviamo...


ho provato abbastanza, pieno di sapori e di profumi di miele,
e sento il calore della testata pulsare sulle mie gambe,
stanco di quella divina corsa verso il nulla,
febbrilmente ansioso di decontrarre i muscoli della schiena lungo la discesa,
fino a casa, fino a chiudere tutte quelle sensazioni dietro al cancello...



sembra che Eros e Venere abbiano disegnato quei nostri passi,
tra l’essenza ed il pungente sapore della tensione,
tra i mutamenti delle espressioni del viso che guidano quelle del corpo,
irosi cambi di direzione a sgambettarsi un passo, ad incrociarne un altro,
ispirati dall’amplesso di quel bandoneon per noi due,
e dalla sospensione di un violino a creare una sentanda che ferma il respiro e il cuore...
solo per un’attimo, solo per chiudere quel Gioco di Passi,
quel Gioco di una Vita durato qualche minuto unico e straordinario
.



Bevici sopra...

- altro se non Adiós Nonino

ricordando gli occhi attenti di Victor...



"I tuoi occhi scuri come l'oblio,
le tue labbra strette come il rancore,
le tue mani due colombe che hanno freddo,
nelle vene hai sangue di bandoneón"

Malena - Homero Manzi - 1941


Victor...era così...
http://www.youtube.com/watch?v=sCUTmJmYlPY


sabato 9 maggio 2009

Paolo e la tua motocicletta

Paolo non lo conosco…
Paolo ha la faccia allegra e riflessiva di uno che ha le mani sporche d’olio...
di grasso di catena, di benzina rovesciata su qualche pavimento di un garage...chissà dove...
Paolo non so chi sia, ma sembra avere sempre una buona storia di una motocicletta,

di una giornata assurda su due ruote, di pioggia e di neve attaccato ad un manubrio...


Paolo mi ha spiegato qual è stata la sua motocicletta,
quale l’ha fatto bestemmiare,
quale l’ha fatto ridere, sorridere, divertire,
quale non sopporta proprio...


e pensavo...poi pensavo...

che forse sono davvero poche le motociclette non buone...
che forse esiste, per ognuno, la propria motocicletta...
forse c’è una cromatura buona per starci sopra una Vita...
e magari ne trovi una che ti tira in curva sempre, incessantemente, una meravigliosa piega...



probabilmente ne hai una in cui senti pompare i cavalli giusti lungo la tutta la schiena, fino alla base del cranio...
giusti per te...non per un altro, non per altri

...per te...



difficile capire quale sia quella giusta,
probabilmente è ancora piu’ complicato farsi una ragione di essere seduti sulla sella sbagliata...
ed è inutile imprecare per volersela fare a tutti i costi...

non ci stai sopra...
non ci stai in quei cilindri...
non ci stai con quei cavalli...



e, magari, sei fortunato,
perché ti fa uno strafottuto male,
ma dopo qualche calcio in culo, e uno sfregio di quello che c’e’,
raccogli i tuoi brandelli di Anima e Cuore, e la devi lasciare...
anche se sai che, stasera, tornerà la dolorosa marea di voglia e nostalgia di lei...

lei a cui non puoi spiegare che non son tutte favole...
lei che hai, stupidamente, provato a domare,
a chiedere inutilmente di aiutarti in piega,
che non era il momento buono per quella curva egocentrica,
ad implorare di non lasciare l’avantreno in balia di quell’incertezza e inquietudine,
che erano tutte buche indecenti a scorrere sotto di te,
a supplicare di non scaricare tutto insieme su quella ruota,
che tutto è possibile,
ma che stava piovendo a dirotto e avevi la visiera appannata di acqua, fango e sudore...

solo perché è una meravigliosa motocicletta...ma non è la tua motocicletta...

forse, come le Cose della Vita...

Bevici sopra,
insieme a Paolo...

e, attento sempre, a non dimenticarne quei tratti di strada insieme...





"(...)per scambiare con delle buone ruote le nostre ali,
salta su, Il Paradiso ci aspetta lungo il percorso,
sali, prendi la mia mano
stanotte cercheremo di raggiungere la terra promessa,
Thunder Road, Thunder Road "

B. Springsteen - Thunder Road - 1975

mercoledì 15 aprile 2009

...Strada...

Strada che corre, Strada d’asfalto,
che imprechi e che ammiri,
Strada fatica, Strada in salita...



...Strada di lacrime, di tamburo nel cuore,
Strada impaziente di notte e il tuo Sole,

...Strada di sesso, che s’apre le cosce,
Strada e il Dolore che più non sparisce,
Strada che ho preso, appoggiato al suo letto,
Strada bagnata, con lo sguardo contratto...

Strada che è Assenza, Strada e l’essenza
di azioni e reazioni,
Strada di pioggia, e colori di suoni

Strada che è Amico, che è una buona parola,
Strada che insegue una favola nuova...


Strada bambina di guance e sorrisi,
di favole amare e di storcer la bocca,


...Strada che in fondo respiri il cremisi...


"Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me.
Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo.
Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi.

Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa.
Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà.

Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi.
Non è roba da Voi.
(…)
La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada.
(…)
Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole.
... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca. Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è.
Una cosa da nulla per voi, così grande per me.

Mi ascoltate Signore Buon Dio?
Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove.

Amen."

A.Baricco - Oceano Mare

lunedì 6 aprile 2009

un Raduno...o pezzi di una Vita...

È difficile...



ed anche strano, poter trovare le parole per commentare, per commentarsi...
per provare a spiegare cosa si riesce a sentire dentro il casco,
insieme ad un po’ di musica, a tratti triste, a tratti malinconica,
e poi euforica, elettrizzante,
come tutta la strada che stai percorrendo e che ti scorre sotto le ruote,
a fianco di chi la sta condividendo e percependo insieme a te,
in ogni sua singola buca, in ogni sua delirante curva,
in ogni tratto rettilineo in cui ti sale il sangue al cervello
e vorresti spalancare, e spalancare, e spalancare ancora...




...complicato...


raccontare di volersi fermare intorno ad un tavolo,
dopo un po’ di quella strada,
e condividere, stavolta, lo stesso vino con chi, ormai, è come un fratello...







...difficile...


anche spiegare cosa significhi esibire quasi viziosamente il tuo pezzo,
così simile eppure così diverso in ogni singolo dettaglio,
di ferro o acciaio,
plastica o gomma,
da quello al tuo fianco,
ed ancora al fianco,
ed ancora più in là...








...improbabile...


trovare parole per raccontare come si sta
ad aver raggiunto fratelli di strada lontani,
come si vive a confondere con loro emozioni, sensazioni,
la vita lenta - Slow Life - e veloce sulla strada di acqua e vento,
di sole e profumi che non riesci a chiudere il casco,
la passione per un marchio e per un simbolo,
la follia – a tratti lucida – del trovarsi e ritrovarsi, in un sorriso,
in un’abbraccio, in una battuta sguaiata...






...impossibile...

davvero impossibile raccontare di come si vive sulla pelle il dopo,
il ritorno, quasi delirante malinconia di due giorni sopra le righe,
lontani dalla realtà eppure ad essa così veramente vicini...




...come il più splendido ricordo di quel bicchiere magico di Vino di tanto tempo fa...

...o, forse, come l’ingordo tracannare da una boccia senza fondo...







...sono stanco...





...sono esausto di tutto questo...

...e soprattutto di quel che c’è stato e che conta, pesa ed ha scolpito ogni frazione di Vita,

anche quella che non c’e’ stata ed avrei voluto regalare ed anche, perche’ no, prendere...





...ho ancora addosso il profumo di tutto questo...

...di quel che siamo sempre stati...e sempre saremo...


...come un macigno, dolce ma devastante...




...ne vale la pena...


ne è davvero valsa la pena...
ma, come Aria, ho bisogno di me...





è stata davvero una notte infame...


poi ci sarò...non so come...


...ancora...

martedì 10 febbraio 2009

...unforgettable fire...


...ci sono amori che sembrano eterni,
che paiono arrivare da chissà dove,
come ci fossero sempre stati,
come li avessi sempre avuti,
nelle tasche di un paio di jeans piene di cose,
di persone,
di chiavi da non scordare mai…



"…e mi fa piangere e sospirare
…e mi fa ridere, bestemmiare e brucia il fuoco…
...e mi fa vivere, e accende il giorno…
...come un pianeta che mi gira intorno e brucia il fuoco
…potrebbe essere, di chi spera ma nel mio cuore è solo mia…"

...fuochi e passioni che sai,
resteranno per sempre,
tatuati sulla tua pelle,
ad aspettare un’altra alba d’avorio…

un’Anima che vive,
che brucia,
che senti sognare,

e che, da allora, la porti con te


"Her body tan and wet down at the reservoir
at night on them banks Id lie awake
and pull her close just to feel each breath shed take
now those memories come back to haunt me,
they haunt me like a curseIs a dream a lie if it dont come true
or is it something worse that sends me
down to the river though I know the river is dry
down to the river, my baby and i
Oh down to the river we ride."
The River - Bruce Springsteen

mercoledì 17 dicembre 2008

...mattina di ordinaria follia...

E’ mattina presto e, come al solito,
mia moglie mi sveglia con la tazza tracimante di caffè bollente…
apro gli occhi e sento che, incessante, scende una pioggia battente
che mi urta trementadamente il risveglio…

"vieni in macchina con me?, diluvia!"

mi rimbalzano davanti agli occhi i chilometri infernali di macchine in fila,
di gente bestemmiante,
di pullman stracolmi,
di personaggi nelle loro inutili utilitarie che cercano di misurare la loro allegra furbizia…

ovvio che anche oggi, come ieri, come domani, come ogni santo giorno,
girerò la chiave nel blocco dell’accensione della mia moto...
...apro la porta di casa...
e trovo un muro d’acqua immediatamente davanti alla visiera del mio integrale...
non ho nessun dubbio, laverò via il mio sonno con quest’acqua,
preso solo dal mio interrogarmi se percorrere la statale che porta a Roma
o attraversare tutta la città...


Riders on the storm, Riders on the storm
into this house we're born
into this world we're thrown
like a dog without a bone
an actor out alone Riders on the storm


The Doors - Riders on the storm



troppe scuole, troppi uffici, troppi parcheggi in doppie e tripla fila...
e mi ritrovo lungo la statale, quella maledetta strada di tutti i giorni,
sconnessa e malconcia,
riparata nelle sue distruzioni come un vecchio cappotto di trentanni fa, pieno di toppe...
dopo 5 Km, in piena discesa, la moto ingolfa...


sobbalza...
sussulta...
esala un respiro e si spegne...sotto il diluvio...

sotto un peso infinito di mie imprecazioni...
provo ad avviare....niente....gira a vuoto.... e mi rassegno a spingere, accanto al guardrail,
un piede dietro l’altro dentro l’acqua che si fa sempre più pozza,
che diventa piccolo torrente, scivoloso e odiodo...

si ferma lo scooterista che ha poco dello scooterista,
chiedendomi se avessi bisogno di spinta, di aiuto, di soccorso...
lo libero da quella promessa di aiuto, appoggiandogli una mano sulla spalla,
in cambio di una stretta al mio avambraccio,
un piccolo gesto di complicità in mezzo a quel mio piccolo dramma,
che mi fa stare meglio...

riprendo a spingere...
duecentoeunpezzo maledetti chili sotto l'acqua torrenziale...
riprovo ad accendere.....i miei scarichi aperti scoppiettano...
il motore sembra girare ad un solo cilindro...
e si spegne nuovamente...spingo...
si avvicina un motociclista che mi offre aiuto e tra me e me
– mentre come un’idiota sorrido compiaciuto per questi gesti -
penso che in fondo, c'e' un barlume fioco di speranza in questo mondaccio di schifo...
anche se mi passano di fianco colonne di automobilisti
che non trovano di meglio che guardare,
quasi soddisfatti e compiaciuti di essere all’interno di quello che è
l’unico acquario in cui l’acqua si trova al di fuori...
qualcuno sorride addirittura...
ma ho troppo entusiasmo da investire in queste situazioni di Vita
per poter anche solo pensare di imprecargli addosso...

inizio a sudare sotto gli strati di giubbotti, cerate, stivali e protezioni...
mi tolgo i guanti e lo scaldacollo, e mi accendo un sigaro nonostante il diluvio...
amo essere investito, anche in questi momenti,
dalla percezione precisa, controllata, totale,
della lentezza degli attimi che insieme fanno tutta una Storia
Slow life
spingo...
e mi viene in mente che ieri sera, alle 20:30 ho fatto benzina ad un self service
che non ha certo un buon nome da spendere...
...vuoi vedere che... affondo tutto il mio peso sulle forcelle,
la scuoto imprecando con la medesima violenza...

parte...scoppiettano ancora gli scarichi,
l’aria intorno a me si riempie di odore di carburante,
ma parte...
salgo in sella e riesco a fare 200 metri dopo quasi un chilometro di spinta...
ma incasso un altro destro da questa mattina assurda,
e la moto si spegne di nuovo...altri affondi, altre imprecazioni...
riparte...aumentano i giri come il pianto di un ragazzino che gioca con i suoi capricci...
e aprendo il gas lentamente, si alza la voce del motore...
salto in sella e riparto...

...mi sento Attila alla conquista di questa Roma infame,
piena di buche,
di pozze infinite,
di alberi caduti,
di strade che non drenano e che mai hanno drenato,
di amministratori bianchi, rossi e verdi che siedono divisi per rubare uniti
attingendo i loro 30 denari dalle stesse pozze maledette
che trovo sulla strada davanti alla mia ruota...


riesco anche a litigare con un militare che,
in mimetica nella sua auto,
non trova di meglio da fare che suonarmi...chissà perchè...
riesco a trovare la complicità con un camionista che impreca contro la solita furba che,
con il suo amplesso al cellulare,
cerca di infilarsi a destra, ostruendomi anche il passaggio...

2 ore e 15 per fare 27 chilometri...buona media...

e quando arrivo davanti a destinazione,
trovo una donna con una gomma dell’auto a terra e,
in qualche modo,
mi sento di sdebitarmi nei confronti del buon cuore dello scooterista e del motociclista e,
perché no, anche della Dèa Fortuna che mi ha guidato fino alla meta...


buona giornata...bevici sopra, Ascia..









I dream of rain
I lift my gaze to empty skies above I close my eyes,
this rare perfume Is the sweet intoxication of her love
Sting – Desert rose